La Psicologia della salute può contribuire, entro il quadro della attuale cultura organizzativa sanitaria, muovendosi attraverso cambiamenti delle politiche, adeguamenti dei servizi offerti, progetti di qualità, umanizzazione. Il ruolo della Psicologia in questo ambito potrebbe quindi rappresentare lo strumento per chiarire valori e obiettivi dell’organizzazione e aumentare l’impegno e il senso di responsabilità. L’obiettivo è quello di facilitare la creazione di modalità di collaborazione tra personale medico e paramedico, pazienti, operatori dei servizi esterni, personale amministrativo, per costruire una nuova prospettiva che valorizzi la specificità di cui ciascuno è portatore e che permetta all’istituzione di guardare con maggiore attenzione i propri processi di funzionamento.
LA PSICOLOGIA DELLA SALUTE può sollecitare, partecipando attivamente a questo sguardo e restituendolo ai protagonisti, una lettura diversa del contesto ospedaliero e nuove prospettive per la sua organizzazione. La sfida è certamente impegnativa, ma in consonanza con la sensazione che la Psicologia della salute potrà onorare veramente il proprio compito solo se sarà disponibile non solo a modulare la propria presenza nelle relazioni di potere esistenti, ma anche se darà un contributo credibile ad attivare significativi processi di cambiamento alla radice delle stesse relazioni.
Il contributo della Psicologia
La richiesta di intervento Psicologico nelle organizzazioni ospedaliere si è sinora caratterizzata prevalentemente come domanda proveniente dai medici e diretta al malato. Inizialmente, il ruolo offerto allo Psicologo sembra essere stato principalmente quello di integrare la conoscenza medica con il suo approccio al corpo del paziente, lì dove i limiti del sapere medico non permettevano di intervenire. Quando poi il paziente ha avuto la possibilità di rivolgersi direttamente allo psicologo, ha avanzato due tipologie di richieste: la più frequente è stata una richiesta di informazioni e spiegazioni sulla propria malattia, sui risultati delle indagini diagnostiche, sugli atteggiamenti dei medici o sulla prognosi, mentre altre volte la richiesta si è configurata come un’occasione per manifestare recriminazioni e critiche nei confronti del personale sanitario e dell’intera struttura assistenziale.
Lo psicologo diviene un ponte tra il medico, il paziente e la struttura ospedaliera. La possibilità per lo psicologo di entrare nelle strutture sanitarie sembra quindi passare attraverso l’inserimento della sua professionalità a fianco di quella medica.
Negli ultimi anni, in ritardo rispetto alle esperienze statunitensi ed inglesi, si è assistito in Italia ad un graduale seppur non capillare né lineare espansione del ruolo professionale dello psicologo all’interno dell’ospedale. All’iniziale ruolo affidato allo psicologo in ospedale – quello di consulente specialista in grado di chiarire il quadro diagnostico o di collaborare alla soluzione terapeutica di specifici problemi si è progressivamente sovrapposta una domanda di conoscenza “altra” capace di analizzare altre problematiche. Le esperienze che sono state realizzate hanno riguardato diversi territori professionali e hanno risposto alla domanda psicodiagnostica, di riabilitazione, di psicoterapia, di ricerca sul campo e di formazione dei medici e del personale sanitario.
Il contributo della Psicologia nell’ambito della salute e della malattia può avvenire solo se essa afferma un concetto di scienza e di ricerca nella direzione di una realtà costantemente da inseguire, non ancora nota e chiara e non invece una realtà già posseduta e acquisita.




